Il termometro della sostenibilità degli edifici è stato da sempre riassunto in un documento denominato A.P.E., ovvero attestato di prestazione energetica.
Le politiche climatiche continentali, attribuendo circa il 40% dei consumi energetici europei agli edifici, hanno avviato un processo di trasformazione,finalizzato ad una progressiva evoluzione dei fabbricati in asset energetici e climatici.
In tal senso, l’Europa si è impegnata nella creazione di un vero e proprio “ecosistema normativo” dedicato al patrimonio edilizio.L’Energy Performance of Buildings Directive,direttiva europea sulla prestazione energetica degli immobili ,contiene la riproposizione degli “Zero Emission Buildings”, con standard minimi sempre più stringenti per nuove costruzioni e ristrutturazioni.
Gli Stati membri dovranno adeguarsi entro il 2026, recependo la nuova direttiva “EPBD” nelle legislazioni nazionali, favorendo l’introduzione di nuovi standard energetici e piani di ristrutturazione del patrimoio immobiliare, per contribuire all’uscita progressiva dai combustibili fossili.
Parallelamente nel corso del 2028, il nuovo sistema europeo di carbon pricing (ETS2),estenderà il prezzo della CO₂ anche ai combustibili utilizzati per gli edifici, riscaldamento domestico e trasporti. L’inedito sarà sottoporre per la prima volta il gas utilizzato nelle case alle logiche di carbon pricing, ribaltato in ultima istanza sul consumatore finale attraverso le bollette.
Di rilievo anche la Energy Efficiency Directive, che impone obiettivi sempre più stringenti di riduzione dei consumi energetici.
Il cambiamento è radicale.Dall’efficienza energetica alla neutralità carbonica, dall’APE all’impronta di carbonio.
Oggetto di monitoraggio sarà la compatibilità climatica degli edifici, non solamente attraverso interventi virtuosi su fonti energetiche, sistemi di riscaldamento e isolamento, ma sviluppando la produzione di energia locale e la relativa gestione intelligente.
Il consolidamento di questa traiettoria normativa potrebbe cambiare radicalmente anche il mercato immobiliare.
Al pari della certificazione energetica, diventata negli ultimi anni quasi indispensabile per vendere o affittare un immobile, nei prossimi anni potrebbe emergere una nuova discriminante,l’impronta carbonica dell’edificio.
In altri termini, immobili energeticamente inefficienti, ancora fortemente dipendenti da combustibili fossili, potrebbero essere considerati poco attrattivi, meno affidabili e con ridotte possibilità di essere collocati sul mercato.
Con buone probabilità il mercato delle certificazioni svilupperà strumenti capaci di misurare l’impatto climatico complessivo degli edifici (oggi ancora prevalentemente su base volontaria), segnando la trasformazione del patrimonio immobiliare europeo, in cui il valore di un edificio sarà’ sempe più dipendente dal suo impatto climatico.
Carbon Compliance Club